lunedì 2 settembre 2019

MYANMAR : INFO



               

Visto: Prima di partire per il Myanmar, avevamo dei dubbi sull’estensione del visto. La nostra idea era quello di usufruire del visto elettronico, che può essere richiesto sul sito www.evisa.moip.gov.mm che permette agli italiani di restare in Myanmar per 28gg. L’estensione del visto non può essere effettuato in nessun ufficio immigrazione del Paese ma c’è la possibilità, di restare per un massimo di 90 gg, pagando 3$US al gg al momento dell’uscita. Noi siamo rimasti in Myanmar per un totale di 42gg e alla frontiera con la Tailandia gli ufficiali sono rimasti un po' sorpresi della nostra situazione, ma dopo un paio di telefonate, e qualche foglio da firmare, abbiamo pagato per i nostri 14 giorni di “over stay” e ci hanno lasciato uscire. Niente di più semplice anche se ai confini terrestri, le pratiche possono risultare più lunghe del previsto.

Cambio:  Al momento del nostro viaggio il cambio si attestava intorno ai 1710 Kyat per un euro. Viaggiando per un lungo periodo abbiamo sempre ritirato agli ATM che da qualche anno sono funzionanti e presenti almeno nelle cittadine più importanti. Se pensate di uscire un po' dai circuiti turistici, meglio portarsi dietro un po' più di contanti. Da ricordarsi che non si possono ritirare più di 300.000kyat per volta che corrispondono all’incirca a 176€. 

Sicurezza: Il Myanmar è un Paese molto sicuro, non ci siamo sentiti in pericolo, neppure nelle grandi città. Abbiamo viaggiato di notte, arrivando anche in ore assurde nel bel mezzo della notte e sempre qualcuno ci ha aiutato a trovare la nostra sistemazione o a raggiungere il trasporto successivo. Nessun tipo di pericolo se non la guida assurda dei birmani. Abbiamo assistito a degli incidenti molto frequenti soprattutto nella zona di Mandalay. Per attraversare le strade c’è da armarsi di santa pazienza e di tanto coraggio. Ogni volta che attraversavo la strada mi sembrava di essere la rana del famoso gioco Arcade della Konami “FROGGER”





Trasporti: I trasporti in Myanmar non sono proprio così ben organizzati, anche se le cittadine più turistiche sono ben collegate. Naturalmente, uscendo dai circuiti turistici c’è da armarsi di santa pazienza, sia per l’impossibilità di comunicare, sia perché spesso non esistono collegamenti veri e propri. Abbiamo utilizzato qualsiasi tipo di mezzo di trasporto, dai bus locali, treni lentissimi e bus di lunga percorrenza; taxi condivisi e tutta una serie di tuk-tuk, moto-taxi e risciò. In un paio di circostanze abbiamo utilizzato pure calessi trainati da cavalli. A Bagan, il sito turistico più visitato del Paese c’è la possibilità di noleggiare e-bike, mentre in molte occasioni, per visitare le zone più remote, abbiamo noleggiato dei semplici scooter. Nel nord del Paese, abbiamo viaggiato spesso su barche, soprattutto per coprire la tratta da Katha a Kyaukmyaung. Un viaggio bellissimo sulle acque del fiume IRRAWADDY

Internet: Oramai internet è diffusissimo in tutto il Paese nonostante le ristrettezze del governo. Nel nord del Paese, nei villaggi della Stato Kachin era però quasi inesistente, anche negli alloggi. Nelle città e nei ristoranti delle cittadine invece il Wi-fi è quasi sempre presente. I ragazzi delle nuove generazioni sono molto attivi su FBook  e Istagram.

Lingua: La lingua ufficiale del Paese è il Birmano, anche se esistono un centinaio di lingue diverse dovuto alla presenza nel Paese di tantissime minoranze etniche. Due terzi della popolazione comunque parla il birmano mentre tra le altre lingue più utilizzate ricordo il l’Intha il Danu o l’Arakanese, che viene usato soprattutto nello stato del Rakhine. L’inglese dovrebbe essere insegnato a scuola ma noi abbiamo avuto dei grossi problemi di comunicazione, soprattutto al nord dove abbiamo passato la maggior parte del nostro tempo. Nelle scuole monastiche i giovani sono più bravi con l’utilizzo dell’inglese, resta comunque il fatto che al di fuori delle città e dei circuiti turistici nessuno parla l’inglese. La scrittura birmana è senza dubbio la  più bizzarra che abbia mai visto, naturalmente incomprensibile anche dopo 6 settimane di permanenza  nel Paese.





Cibo : La cucina Birmania non è così conosciuta come le più famose cucine asiatiche dell’India o della Tailandia, e soprattutto non ha una grossa varietà. I mercati rimangono sempre il luogo migliore dove assaporare le pietanze del Paese, ma spesso soprattutto di sera si rischia di rimanere senza cena visto la chiusura prematura di ogni qualsiasi mercato o ristorante. La colazione è quasi sempre compreso negli hotel che servono spesso zuppe e noodles e l’immancabile rice curry. Uno dei miei piatti preferiti rimane senza dubbio il mohinga, una zuppa di pesce con vermicelli e una serie illimitata di altri ingredienti; dall’uovo bollito, alle frittelle di verdura, il tutto reso ancor più delizioso da spezie quali citronella, lime, peperoncino e cipolla. Questa zuppa, come del resto i piatti di noodles, variano a secondo soprattutto dallo Stato in cui ti trovi. Esistono pochi ristoranti che meritano questo appellativo, ma le famose teahouse, sono un ottimo luogo per assaporare il cibo e la cultura locale. L’immancabile te con latte tipo chai indiano è molto speziato e gradevole durante i pasti mentre la birra locale non è nulla di eccezionale. Tra le bevande più diffuse nel Paese si trova il Lassi e il succo di canna da zucchero, e anche se la frutta è molto presente nel Paese ci ha sorpreso la quasi assenza di frullati.

Clima : Visitare il Myanmar nel periodo invernale (Novembre- Marzo), significa giornate luminose e con sole, con assenza totale di pioggia. E’ senza dubbio il periodo migliore, anche se al nord, nei pressi del lago Indawggy, le temperature erano decisamente più basse con nebbie mattutine in attesa di caldi pomeriggi. Il clima migliore l’abbiamo incontrato sicuramente a Hpa-An, nel sud del Paese.

Gente: La gente birmana è molto accogliente e curiosa di conoscerti. Sono sempre pronti ad aiutarti e si fanno in quattro per qualsiasi cosa. Penso sia ancora un retaggio della colonizzazione se non del fatto che sia stato un Popolo oppresso dalla dittatura per molti anni. Un’esperienza con le persone locali è indimenticabile. Siamo rimasti per un paio di settimane in una scuola monastica, dove abbiamo costruito grandi amicizie, sia con le persone civili sia con i monaci buddisti, che ci hanno accolto come un fratello e una sorella. L’esperienza di volontariato con i ragazzi del Tourism Assistent Project e con i gruppi di monaci buddisti è sicuramente la cosa più interessante che abbiamo fatto durante la nostra permanenza in Myanmar.





mercoledì 22 maggio 2019

rollingpandas

la mia intervista su:




Racconti in valigia: viaggi nelle culture

Abbiamo intervistato Roberto, autore del blog gabyenviaje che ci ha raccontato di sé, delle sue esperienze e delle sue  idee sul mondo travel.

Raccontaci un po’ di te e del tuo blog

Sono Roberto, classe 1976, nato in un piccolo paesino della campagna toscana; con la precisione nel comune di Sinalunga provincia di Siena.
Ho lavorato fino all’età di 25 anni con mio padre e dopo i primi viaggi semiorganizzati in sud america, ho lasciato lavoro e famiglia per un viaggio di 6 mesi in centroamerica e un successivo viaggio, studio-lavoro, nella terra dei canguri. Da quelle due esperienze è nata una grossa passione per i viaggi e con essa anche la voglia di condividere ciò che facevo; nasce così nel 2006 gabyenviaje , un blog personale di viaggi con tutte le mie esperienze in giro per il mondo. Dopo due mesi in India, riscopro la mia parte più assistenziale, e decido di cambiare vita definitivamente.  Inizio così a studiare, per poter entrare a far parte di quel mondo fino ad allora sconosciuto; Il sociale. Pur continuando a viaggiare, incomincio a lavorare con le persone e i più deboli e adesso mi occupo di un gruppo assai maldestro di anziani. Ogni volta che rientro da un viaggio, cerco di condividere con tutti le mie esperienze, soprattutto quelle interpersonali. Il blog ha cambiato spesso volto e stile, ma rimarrà sempre un’ottima via d’accesso per tutti quelli che desiderano conoscere le mie esperienze.



Qual è, per te, il significato del viaggio?

Nel corso degli anni, si è modificato molto il mio stile di viaggio e trovare il giusto significato a questa parola, non è così semplice. Comunque, negli ultimi dieci anni, non cerco più luoghi o panorami mozzafiato, i mie viaggi sono più dedicati alla scoperta di persone e culture nuove. Non seguo più itinerari precisi, scritti sulle guide o sui travel blog, ma mi affido un pò al caso e alla gente che trovo in giro. Un viaggio per me significa esperienza e condivisione, e viaggiando credo di aver fatto le più belle esperienze della mia vita vissuta.

Raccontaci un aneddoto di uno dei tuoi viaggi

Scegliere un solo aneddoto non è così semplice, ne avrei tantissime di cose da raccontare, ma senza dubbio, le esperienze che ho fatto con la popolazione iraniana, meritano di essere raccontate ogni qualvolta che qualcuno mi chiede di raccontare dei miei viaggi. Una volta che metti piede in Iran, puoi dimenticarti assolutamente dei nomi delle città, delle piazze, delle moschee o dei deserti; ciò che riporterai a casa dopo un viaggio in Iran è senza dubbio un sacco di nuovi amici e tanta voglia di tornare a trovarli. Passare il tempo in casa con gli iraninai e con la loro calorosa accoglienza, è una delle esperienze più belle che ho fatto nel corso dei miei viaggi. Ancora una volta, ” esperienze e condivisione “



Quali sono i preparativi che fai di solito prima di un viaggio?

Sono una persona a cui piace entrare nel vivo della cultura del Paese che mi appresto a visitare. Più che preparare un itinerario, mi piace prepararmi sul Paese in generale. Ascolto musica e leggo libri del Paese e sono molto curioso soprattutto della storia passata. La preparazione spesso si limita all’acquisto del biglietto e al visto dove è necessario. Ho capito nel corso degli anni che, meno preparativi significa più emozioni e sorprese.
Ringraziamo ancora Roberto per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il suo blog qui